Le uniche, antichissime testimonianze pervenuteci, sono tutte riferite alla popolazione che, prima dei Romani, occupava Caristo.
Caristo, popolata dagli Stazielli, che erano della grande famiglia dei Liguri.
Un giorno, un brutto giorno, il console romano Marco Popilio Lenate si prese la briga di distruggere questa città: chi ne fece le spese furono gli Stazielli che, in numero di oltre diecimila, furono fatti trucidare. Questo fatto capitò parecchio tempo fa: esattamente nel 173 a.c.
Dopo un anno gli Stazielli, rimessi in libertà per decreto del Senato Romano, si riunirono, ritornarono sul luogo e fondarono Acquae, sulle rovine della antica Caristo. E la testimonianza dell'avvenimento, pur conservando il valore di una tradizione orale, lontana alcuni secoli dallo svolgimento dei fatti, resta suscettibile di deformazione, come tutte le tradizioni orali.
Ancor oggi, a questo proposito, si può leggere una famosa iscrizione su di un marmo, situato all'interno del palazzo vescovile acquese, che suffraga i fatti sopra indicati e del seguente tenore:
ACQUENSIUM URBEM
A STATIELLATIBUS
CARISTO VETERI SEDE PULSIS
AD THERMAS CONDITAM
ROMANUM MUNICIPIUM
CIVIUM VIRTUTE INGENIO FIDE CLARISSIMAM
CHRISTIANA RELIGIO AB EXORDIO SUSCEPTA
PERPETUO QUAE RETENTA
CLARIOREM FECIT
("La religione cristiana, accolta all'inizio e sempre professata, rese più illustre la città di Acqui, fondata presso le Terme dagli Stazielli espulsi dalla vecchia sede di Caristo, municipio romano, chiarissima per valore, ingegno e lealtà dei cittadini").
I romani protessero probabilmente la sommaria ricostruzione del distrutto centro ligure, cui diedero il nuovo nome di Acquae Statiellae.
Dal nome che mira a ricordare la popolazione precedente (gli Stazielli), ingiustamente colpita, si può forse affermare l'ubicazione della stessa presso la fonte termale (acquae), probabilmente intorno a piazza della Bollente.
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